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domenica 18 novembre 2012

LIBRI \ Romanzo comunale, di Umberto Croppi

Umberto Croppi con Giuliano Compagno,
Romanzo Comunale, Newton Compton, 2012
Ho interrotto “morte a credito” di Céline tanta era la curiosità che mi avevano suscitato le anticipazioni su Romanzo Comunale di Umberto Croppi e Giuliano Compagno; un libro che svela il bluff nel quale anch’io ero cascato. Il giorno del ballottaggio per l’elezione a “sinnaco de Roma” di Gianni Alemanno io ero nel suo comitato elettorale, avevo viaggiato tutta la notte in un espresso per assistere allo scrutinio nel suo quartier generale e poter partecipare a quello storico momento. Forse del suo staff solo Croppi aveva capito che si sarebbe vinto ma certo è che dopo quei due confronti televisivi si era capito benissimo che il vento era cambiato e che ce la si poteva fare. Ma anche si fosse perso, quella campagna elettorale era comunque un momento storico per la nostra comunità, forse simile solo a quella di Fini nel ’93.
Avevo conosciuto Gianni Alemanno nei due Campi Base, i raduni annuali di Gioventù Identitaria, la componente giovanile della destra sociale e non avevo faticato ad identificarmi con la sua azione di governo a partire dalla sua battaglia, da ministro dell’agricoltura, contro gli Organismo Geneticamente Modificati. Poi la sua svolta cattolica (glielo dice pure Croppi in una telefonata a margine di un’assemblea nazionale di AN, quella in cui vennero contestestate a Fini le posizioni sulla fecondazione medicalmente assistita) mi fece progressivamente allontanare dalla sua area ma ciò non diminuiva l’importanza che attribuivo a quel risultato romano: nel costituendo Pdl la componente impropriamente detta AN riusciva finalmente ad uscire dal recinto e a giocarsi le proprie carte in proprio, sfatando il mito del “partito dei vicesindaci”. Era un’occasione da utilizzare al massimo, era la nostra occasione per dimostrare non solo tutta la nostra diversità ma soprattutto tutta la nostra competenza e capacità di governo ad altissimi livelli. E’ stata invece un’occasione drammaticamente persa. In capitoli fittissimi di aneddoti e di ricostruzioni di scenario, Croppi spiega che in fondo, l’Amministrazione Alemanno abdica giorno dopo giorno alla funzione di radicale cambiamento della politica romana per la quale era stata scelta e si assesta sulla gestione dell’ordinaria amministrazione accontentandosi del molto berlusconiano “effetto annuncio”: grosse sparate di progetti irrealizzabili che assicurano ottima copertura mediatica ma che poi non producono nessun risultato concreto per la Città come il caso delle olimpiadi e del gran premio (giusto per citarne due).
Da manuale di teoria della comunicazione applicata alla politica il capitolo sulla campagna elettorale in cui Croppi ricostruisce i momenti salienti e le scelte strategiche che posizionano Alemanno come perfetto interprete di quel sentimento di radicale cambiamento che poi verrà tradito nel corso del mandato amministrativo. Da manuale di storia dei partiti politici la ricostruzione della vicenda personale e collettiva della comunità politica romana negli anni settanta e ottanta, a cavallo delle suggestioni rautiane e nuovodestriste. Menzione d’onore merita poi la pagina biografico-familiare del padre di Umberto, repubblicano a Salò, che al giovane figlio dirigente del Fronte della Gioventù regala una copia del “capitale” di Marx.
pdm

venerdì 29 aprile 2011

LIBRI \ Il fascista liberario, di Luciano Lanna

Luciano Lanna, Il Fascista Libertario,
Sperling & Kupfer, 2011
«Una certa reazione degli interlocutori è stata ricorrente nel tempo, mi ha accompagnato fin da quando ero ragazzo. “Ma dai”, mi si diceva, “ti rendi conto che non sei di destra, che per quello che pensi non hai niente a che vedere con la bigotteria, la censura o il conservatorismo? Ma che cosa hai in comune con nostalgici, forcaioli e autoritari?” E avevi voglia a spiegare che le cose stavano diversamente, che la tua non era un'anomalia ma una condizione diffusa, e semmai era l'immagine pubblica della destra politica a creare l'equivoco. Ma non c'era niente da fare. Quelle stesse osservazioni mi venivano continuamente rinfacciate a scuola e all'università dagli amici e da molti colleghi quando iniziai a fare il giornalista. Una situazione schizzofrenica che, penso, ha riguardato come me tantissime persone. Per moltissimo tempo, infatti, in molti abbiamo vissuto con questa dissociazione, lacerati tra un'immagine esterna e la nostra autorappresentazione interna: nella versione pubblica costretti ad apparire come anticomunisti intransigenti e uomini d'ordine, secondo la propria percezione autoreferenziale come sostenitori di diritto civili, della giustizia sociale e di una sensibilità sostanzialmente liberaria.»
Il primo paragrafo della prefazione del libro di Luciano Lanna, fino a qualche settimana fa ottimo direttore responsabile del Secolo d'Italia, quotidiano ormai in via di normalizzazione, non avrebbe potuto esprimere meglio il sentimento di tanti militanti della destra che ricercavano nelle formule politiche (correnti e movimenti interni) il modo più coerente per poter declinare i loro principi di riferimento: dalla giustizia sociale ai diritti civili alla tutela dell'ambiente alla contestazione del modello di sviluppo. Questo testo per certi versi rimette le cose a posto, nel senso che traccia una linea politica tra le diverse esperienze del novecento rilette in chiave libertaria e fuori dal luogocomunismo che per decenni ha avvolto il dibattito politico sulla destra italiana e più in generale sul post-fascismo. 
pdm

lunedì 10 gennaio 2011

LIBRI \ Azzeccare i cavalli vincenti, di Charles Bukowski

Charles Bukowski, Azzeccare
i cavalli vincenti, Feltrinelli, 2006.
"Se Pound fosse o meno un antisemita o un fascista, o se avesse il diritto di essere entrambe le cose, è un altro argomento. I discorsi alla radio che ho letto sembravano più barbugliamenti imbecilli di un ragazzino delle superiori che si crede intelligente che le farneticazioni di un pazzo. Per di più, in molte menti creative c’è la naturale urgenza di conoscere anche il resto. E a volte si ha il desiderio di abbracciare l’altra fazione, solo per l’inferno che ne può derivare. Perché la vecchia fazione c’è da così tanto tempo, è così solida, e sembra così svanita. Céline, Hamsun e altri sono stati sorpresi, a volte, a fare così. E non sono stati perdonati. Nel tentativo di andare al di là del Bene e del Male (se esistono), l’ago della bilancia a volte oscilla e tende verso il Male (se esiste) perché sembra più interessante – specialmente quando i tuoi connazionali accettano ciecamente di seguire quello che gli viene detto essere il Bene (e senza mai dubitarne). Generalmente, negli uomini intelligenti c’è la tendenza a non credere in quello in cui crede la maggioranza delle masse, e la maggior parte delle volte questo li pone vicino all’obiettivo – altre volte finiscono con il culo per terra, specialmente nella scena politica dove i vincitori ordinano quale sia la fazione giusta.
Pound è finito con il culo per terra, e per salvargli l’anima e il culo lo abbiamo messo in mezzo agli svitati dicendo che comportarsi così era più forte di lui. Eppure, se i fascisti, i nazisti, avessero vinto, penso che Pound sarebbe stato il primo a scagliarsi contro di loro, sbattendosene delle conseguenze. E’ rimasto intrappolato con un Perdente, e un Perdente non ha mai vinto davanti ad un tribunale per i crimini di guerra, finora."
pdm