venerdì 29 aprile 2011

LIBRI \ Il fascista liberario, di Luciano Lanna

Luciano Lanna, Il Fascista Libertario,
Sperling & Kupfer, 2011
«Una certa reazione degli interlocutori è stata ricorrente nel tempo, mi ha accompagnato fin da quando ero ragazzo. “Ma dai”, mi si diceva, “ti rendi conto che non sei di destra, che per quello che pensi non hai niente a che vedere con la bigotteria, la censura o il conservatorismo? Ma che cosa hai in comune con nostalgici, forcaioli e autoritari?” E avevi voglia a spiegare che le cose stavano diversamente, che la tua non era un'anomalia ma una condizione diffusa, e semmai era l'immagine pubblica della destra politica a creare l'equivoco. Ma non c'era niente da fare. Quelle stesse osservazioni mi venivano continuamente rinfacciate a scuola e all'università dagli amici e da molti colleghi quando iniziai a fare il giornalista. Una situazione schizzofrenica che, penso, ha riguardato come me tantissime persone. Per moltissimo tempo, infatti, in molti abbiamo vissuto con questa dissociazione, lacerati tra un'immagine esterna e la nostra autorappresentazione interna: nella versione pubblica costretti ad apparire come anticomunisti intransigenti e uomini d'ordine, secondo la propria percezione autoreferenziale come sostenitori di diritto civili, della giustizia sociale e di una sensibilità sostanzialmente liberaria.»
Il primo paragrafo della prefazione del libro di Luciano Lanna, fino a qualche settimana fa ottimo direttore responsabile del Secolo d'Italia, quotidiano ormai in via di normalizzazione, non avrebbe potuto esprimere meglio il sentimento di tanti militanti della destra che ricercavano nelle formule politiche (correnti e movimenti interni) il modo più coerente per poter declinare i loro principi di riferimento: dalla giustizia sociale ai diritti civili alla tutela dell'ambiente alla contestazione del modello di sviluppo. Questo testo per certi versi rimette le cose a posto, nel senso che traccia una linea politica tra le diverse esperienze del novecento rilette in chiave libertaria e fuori dal luogocomunismo che per decenni ha avvolto il dibattito politico sulla destra italiana e più in generale sul post-fascismo. 
pdm

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